Internet e medicina: tutta spazzatura?

Oggigiorno è difficile resistere alla tentazione di cercare in Internet qualsiasi cosa ci passi per la testa. A maggior ragione se ci dicono che abbiamo un problema o potremmo averlo! In questo post cercherò di dare qualche consiglio generale su un uso razionale e utile delle informazioni in rete. In realtà, le regole non sono molto diverse da quelle che vigono nel mondo non virtuale, ma le insidie del mondo della rete non sono ancora così familiari.

Innanzitutto, per ovvii motivi di spazio, nè mi addentrerò su ogni possibile fonte presente nella rete… (ormai anche ospedali e centri medici sono on line), nè andrò a considerare aspetti non pertinenti, come ad es. dipendenza da social o influencer etc… 

Prima però non posso non fare due premesse:

  • NON TUTTO CIO’ CHE SI TROVA IN RETE E’ SPAZZATURA e nel prossimo post mi focalizzerò sul lato buono di Internet
  • Tutti i siti che contengono pubblicità hanno fini commerciali. Quindi concorrono tra di loro per comparire nelle prime posizioni della ricerca e per numero di visualizzazioni, in quanto più vengono visualizzati, maggiore è il loro guadagno. Non c’è nulla di male: tutti i negozi hanno lo scopo di vendere e guadagnare, magari sbaragliando la concorrenza, ma c’è chi lo fa correttamente e chi invece lo fa slealmente sia verso i consumatori, che verso i concorrenti. 

Quando digitiamo il nome di una malattia su una barra di ricerca, i risultati che otteniamo sono di vario tipo, con annessi pro e contro. Ora andrò a fare una carrellata sulle varie tipologie di fonti e successivamente cercherò di fornire qualche consiglio generale per dare il giusto peso a ciò che trovate.

ARTICOLI su qualche blog/sito web

Sono probabilmente il primo approdo. Dunque, molti non sanno che gran parte degli articoli che si trovano in rete sono scritti da persone che di lavoro fanno  gli “articolisti” o “copywriter”, che non hanno alcuna competenza specifica, a dispetto di chi realmente ha un titolo di studio legato al giornalismo o al mondo della pubblicità. Chi di lavoro scrive articoli per il web può occuparsi solo di una macroarea, ad es. “il mondo dell’infanzia” , senza essere nè educatore, ne pedagogista, nè altro che possa essere professionalmente legato a questo settore, anche se magari hanno una laurea in “Scienze archivistiche” o “Informatica” (con rispetto per chiunque lavori in questa branca). Tuttavia molti articolisti spaziano da “come educare un chihuahua” a “come prevenire l’acne”…piuttosto che “i tagli di tendenza per la prossima stagione” …il numero di articoli che scrivono ogni giorno varia a seconda del tempo che lavorano.. diciamo che impiegano 2 ore a scrivere un articolo (per molti sarebbe già troppo!).

Bene: immaginate se in due ore dovete documentarvi su quell’argomento e scrivere 300 parole: le vostre fonti sono probabilmente altri articoli su altri blog/siti e “santa Wikipedia” …e questo spiega perchè cercando di approfondire qualcosa in Internet, a volte avete la sensazione di leggere sempre le stesse cose (trite e ritrite).  Non solo, ma il problema, come ogni notizia che passa di bocca in bocca, non solo non è aggiornata, ma via via si modifica o viene addiritura stravolta. Anche perchè: LO SCOPO non è quello di informare, ma di far comparire quel sito tra i primi risultati della ricerca e COLPIRE L’ATTENZIONE DEL LETTORE (un po’ come i giornali scandalistici): più aprite quel sito, più quello guadagnerà con la pubblicità (c’è una corelazione tra percentuali di visite, clic sugli annunci etc…).

Fortunatamente la maggior parte dei Pazienti è ormai consapevole di ciò, ma qualcuno si fa condizionare su scelte importanti, come non sottoporsi ad accertamenti o trattamenti, con conseguenze molto gravi, fino all’evoluzione avanzata e non trattabile di una malattia.

Una volta mi sono trovata in un’accesa discussione sull’aspetto etico e la responsabilità morale di questa disinformazione, ma la conclusione dell’articolista in questione era che “dal momento che la legge lo consente, la responsabilità non è sua”.

(Questo non è in richiamo alla morale, ma una vetrata raffigurante Pilato che si lava le mani)

VIDEO

Vale lo stesso discorso degli articoli, anche se normalmente sono meno “cammuffabili”. Le piattaforme come Youtube hanno modificato nel tempo alcune regole rispetto alle possibilità di guadagno, cercando di migliorare la qualità dei contenuti rispetto alla spazzatura. In parte, a mio personale giudizio, penso ci siano riusciti: certo che, se vedete una persona con un microfono in mano fare domande ad un’altra persona con occhiali e camice bianco, sarete propensi a credere che sia un’intervista ad un medico… mentre può essere un “articolista” con un amico che gli deve un favore

LIBRI DI AUTORI SCONOSCIUTI

Mi spiace sinceramente citare questa fonte, perchè amo i libri.

Ma quelli scritti col cuore NON sono scritti da AUTORI SCONOSCIUTI 

Questa è una realtà non nuovissima, ma ancora poco conosciuta: da qualche anno chiunque può scrivere un libro, anche su tematiche mediche e pubblicarlo “gratuitamente” su Amazon ( e non solo). Ovviamente la piattaforma guadagna una commissione su ogni vendita, ma il libro viene stampato al momento della richiesta o venduto in versione digitale, quindi lo scrittore investe solo il suo tempo e può usare “un nome darte”. La accesa discussione di cui sopra era iniziata proprio per l’ammirazione, espressa dall’nterlocutore, per un ragazzo (naturalmente non legato ad alcuna professione sanitaria) che aveva scritto prima dei 18 anni un libro sulla “CURA DEFINITIVA PER LA CANDIDA”, guadagnando una consistente somma che gli aveva poi permesso di trasferirsi alle Isole Canarie. Personalmente non ho mai sentito nessuno avere conseguenze gravi per i consigli seguiti da questi testi… il massimo danno mi sembra semplicemente una fregatura: il lettore pensa di acquistare un testo di una certa consistenza, mentre si trova a leggere paragrafi con “paroloni scientifici” intercalati con frasi sgrammaticate, luoghi comuni, selfie di prima/dopo dieta e inglesismi scritti male… comunque di solito costano poco e, considerando il numero di libri letti mediamente in Italia, non penso riguardi grossi numeri.  

SOCIAL

Indipendentemente dalla piattaforma, un social deve essere preso come una chiaccherata tra persone di diversi interessi, competenze, esperienze, idee etc.. e quindi andrebbe preso in questo modo, come se incontraste molte persone in spiaggia, in sala dattesa e così via. Trovereste quello scettico, quello credulone, quello che dice la sua su ogni cosa, quello che non si esprime su nulla e tutto ciò che è normale trovare in un gruppo misto di persone. Il potere dei social è il numero di persone che possono raggiungere e il fatto che molte persone percepiscano “l’amico” come più affidabile di qualunque fonte ufficiale… e purtroppo a volte sono proprio le “fonti ufficiali” ad alimentare questo tipo di atteggiamento.

COME CAPIRE SE UN ARTICOLO/LIBRO/VIDEO è ATTENDIBILE O NO?

La chiave è solo una ed è VERIFICARE LA FONTE!

Se leggete qualunque cosa andate a verificare la fonte: se l’articolo o post non è riconducibile ad una persona precisa è già un segnale negativo: non può essere un nome di battesimo soltanto, ma dovreste trovare nome e cognome e basterebbe digitare quel nome per trovare informazioni… certo ci sono omonimi, ma è comunque semplice:

se ad es. leggete un articolo sulla celiachia, firmato Mario Rossi e semplicemente digitate Mario Rossi celiachia, se quel Mario Rossi è una persona reale e informata dovrebbe comparirvi qualcosa: il posto dove lavora se è un medico, il curriculum, forse è un paziente che si è proposto di sensibilizzare il pubblico rispetto a quel problema etc..

…insomma non può esserci un esperto, che non è presente da nessuna parte. Perfino digitando il mio nome, pur essendo virtualmente assente da social, vi risulteranno i posti dove lavoro, le vecchissime graduatorie dei concorsi etc..  A seconda di ciò che trovate valuterete l’affidabilità di quelle informazioni: non per nulla le testate di riviste importanti, fanno redarre gli articoli di medicina a medici, di cui spesso vedete una piccola foto-profilo, nome e cognome e specialità… altro aspetto fondamentale. Se ad es. leggete un articolo sul melanoma, dovrebbe essere scritto da un dermatologo, non un chirurgo generale… anche se un Chirurgo Generale è certamente più competente di una persona laureata in Lettere.

Trovate informazioni discordanti in siti medici? Anche questo riflette un dilemma del mondo non virtuale. Io stessa mi sono trovata tra pareri discordanti di professionisti di altri settori e capisco quanto sia disorientante, ma purtroppo non ho nessun suggerimento valido.

Beh questo post è risultato luuunghissimo e pieno di argomenti fastidiosi. Come insinuato nel titolo però, in Internet si trovano anche molte risorse utili e costruttive, che spero di condividere presto.

Gloria T. Leonardi

Gloria T. Leonardi

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Dott.ssa GloriaTeresa Leonardi | Specialista in Chirurgia Vascolare

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